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Come stare nel trend

Giovanni Lapidari - 28/11/2007 12.46.00
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Uno degli aspetti più innovativi degli studi di Tom De Mark è la gestione e la taratura degli indicatori. Il noto trader americano ha sempre sostenuto come molti operatori abbiano una conoscenza superficiale dei criteri di costruzione degli indicatori di momentum più noti, quali ad esempio lo Stocastico  e l'Rsi. Inoltre i suoi studi i suoi studi muovono una critica interessante sulla metodologia di costruzione di questi indicatori. Di norma, infatti, la maggior parte degli indicatori mette in relazione prezzi di chiusura consecutivi, mentre l'opinione di De Mark è che per valutare la robustezza di un trend, ed ottenere informazioni più significative, sia meglio adottare un confronto di massimi e/o minimi, con un criterio di somma aritmetica degli stessi anziché di medie esponenziali. In questo modo l'indicatore potrà essere  più reattivo sui movimenti estremi dei prezzi, senza però spingersi prematuramente nelle zone di ipercomprato e ipervenduto.

Tom De Mark sostiene infatti che ciò che qualifica le zone di iper, quindi di "eccesso" dell'indicatore, è il timing di permanenza dell'oscillatore, anziché la ricerca della divergenza fine a se stessa. A riprova di questo, la sua regola è che se i prezzi stazionano nella zona di ipercomprato/ipervenduto per sei o meno unità di tempo, allora è ragionevole ipotizzare che possa, prima o poi, comparire un pattern di divergenza. Se i invece i prezzi stazionano per più di 6 barre/candele nelle zone estreme, è alta la probabilità che il trend prosegua nella direzione originaria. Vediamo l'applicazione di questa regola su due movimenti, molto simili fra loro, verificatisi ieri sera sui Futures Nasdaq 100 e Russell.

I grafici che vedete sotto riportati sono due, per entrambe le situazioni descritte. Il primo vi mostra l'analisi che ho fatto sulla posizione, per decidere se entrare o meno, il secondo  riguarda la gestione in trailing stop del trade effettuato, applicando ad un certo punto la tecnica delle 6 barre.

 

Nasdaq 100

 

Grafico a 15 minuti.

 

Su questo grafico ho analizzato la chiusura "drammatica" di lunedì sera, sulla quale avevo ipotizzato un probabile rimbalzo nella mattinata di ieri martedì 27, tanto che ho contravvenuto alla mia regola di lavorare solo intraday, acquistando 1 contratto alle 22,06 sopra il max di un hammer a 2 minuti, a 1997,5.  L'ho rivenduto in nottata, con un ordine depositato sul server della piattaforma a 2.014,5.

Durante il giorno i prezzi si sono spinti a pizzicare l'average price dei pivot in area 2.020, poco distante dal massimo di 3 giorni fa (2.017,25), per poi raggiungere con più fatica la zona di 2.040 verso le 18,4. Da lì in poi le solite notizie poco incoraggianti e alcune dichiarazioni di esponenti Fed hanno dato luogo ad un vistoso ritracciamento, conclusosi in area 2.010, 61,8% di Fibonacci tra il minimo di 1.992,5 e il massimo relativo di 2.040. Ho visto poi un po' di forza in finale di seduta e ho lavorato lo swing giornaliero globale tramite una forchetta di Andrews, descritta nel mio precedente articolo.

Nel grafico i suoi apici sono segnati con le frecce verdi e rosse, mentre una seconda freccia verde contraddistingue il suo punto mediano, che viene anche ad intersecarsi con una trendline discendente. Queste congiunzioni sui grafici rappresentano sempre momenti di forte vibrazione dei prezzi, che di norma concretizzano in seguito interessanti situazioni direzionali.

 

Ecco il grafico a 15 minuti del Nasdaq:

 

 

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