Costruire un Portafoglio di ETF
Già da tempo anche i piccoli investitori privati hanno imparato a conoscere gli ETF, quella particolare tipologia di fondi scambiati sul mercato in tempo reale al pari di una qualsiasi azione.
Il costante aumento dei volumi di scambio su questa classe di strumenti d’investimento testimonia infatti come gli ETF stiano assumendo un ruolo di alternativa ai fondi comuni indicizzati o a gestione attiva (che in molti casi, a fronte della richiesta di elevate commissioni, non sono in grado di battere il paniere o l’indice di riferimento).
La vasta offerta di ETF oggi presente sul mercato consente di soddisfare quasi tutte le esigenze di investimento con prodotti liquidi e trasparenti, che permettono di raggiungere un ottimo livello di diversificazione a costi molto contenuti.
La scelta di destinare un capitale alla costruzione di un portafoglio interamente composto da ETF appare particolarmente indicata per tutti quegli investitori che non hanno la possibilità di dedicare molto tempo al trading.
Una soluzione di questo tipo offre infatti una certa libertà d’azione (l’investimento è infatti liquidabile in modo immediato in ogni momento della seduta di negoziazione e la liquidità è assicurata anche dall’operato degli investitori istituzionali) senza rinunciare a tutti i vantaggi di un prodotto del risparmio gestito.
Viste tutte le potenzialità di un investimento in ETF vediamo come procedere nel costruire un portafoglio diversificato.
Prima di tutto si deve avere molto chiaro in mente l’obiettivo per il quale si decide di destinare una determinata somma di denaro all’investimento. La composizione del portafoglio infatti subirà modifiche sostanziali se l’obiettivo è la conservazione del potere d’acquisto del capitale piuttosto che l’aumento del patrimonio o l’ottenimento di una rendita periodica. La definizione dell’obiettivo fornirà un’indicazione dell’arco temporale di riferimento dell’investimento.
In secondo luogo si dovrà determinare un parametro che a tutti gli effetti costituisce la vera e propria ossatura del portafoglio: il profilo di rischio.
È ovvio che quanto più accurata sarà l’analisi del profilo di rischio, tanto più il portafoglio risponderà alle esigenze dell’investitore.
Una volta raccolti tutti gli elementi di base si dovrà procedere alla suddivisione del capitale tra i vari prodotti disponibili.
Lo scopo di questa allocazione di risorse deve essere quello di raggiungere un livello di diversificazione che garantisca un soddisfacente comportamento del portafoglio nei vari scenari di mercato.
Per semplificare il frazionamento del capitale è possibile identificare delle aree di investimento sulle quale è possibile ottenere un’esposizione con gli ETF attualmente disponibili sul mercato:
· Liquidità: si tratta di una classe di ETF legati al rendimento di titoli di stato a brevissimo termine o all’andamento di tassi d’interesse quali l’EONIA. Si tratta di strumenti non particolarmente interessanti in quanto spesso non sono in grado di restituire rendimenti superiori a quelli di alcuni prodotti bancari di liquidità.
· Obbligazionario: è una classe piuttosto variegata che include sia titoli di stato che obbligazioni corporate. Si possono trovare sia titoli europei che statunitensi e si può quindi optare tra un’esposizione in dollari o in euro.
· Azionario: in questa categoria troviamo prodotti che replicano la performance dei principali indici azionari mondiali. Molto interessante è l’offerta di prodotti legati all’andamento di sottoindici settoriali (come ad esempio il comparto alimentare dell’indice DJ Stoxx 600).
· Investimenti alternativi: è la classe di ETF più complessa. In essa troviamo prodotti legati a panieri che spaziano dai paesi emergenti (quali Cina, Est Europa, BRIC, Area Pacifico) agli indici di materie prime, dalle energie rinnovabili all’acqua.
Per ciascuna delle aree d’investimento maggiormente in linea con il proprio profilo di rischio si potrà decidere di prendere posizione su uno o più prodotti. È in questa fase che si deve cercare di raggiungere il livello di diversificazione ottimale: se infatti da un lato un portafoglio composto da pochissimi elementi può portare ad una dannosa esposizione in alcune fasi del mercato, dall’altro un’eccessiva diversificazione rischia di far lievitare i costi e sacrificare la performance nelle fasi di mercato più propizie. Tenendo in conto questo fattore, nel processo di calibrazione del portafoglio rivestirà un ruolo molto importante anche il livello delle commissioni di negoziazione pagate al proprio intermediario.
In linea generale non esiste una formula matematica per calcolare la composizione del portafoglio perfetto: di certo un individuo con un basso profilo di rischio destinerà una piccola parte di capitale alla classe degli investimenti alternativi e preferirà concentrarsi sugli ETF del comparto obbligazionario legati per lo più a titoli di stato e obbligazioni investment grade.
Viceversa l’investitore più aggressivo si indirizzerà maggiormente al comparto investimenti alternativi, puntando su prodotti caratterizzati da un maggior livello di rischio e di volatilità.
In particolare, per i soggetti maggiormente amanti del rischio è oggi possibile scegliere tra prodotti innovativi che offrono la possibilità di sfruttare l’efficacia di strategie di stampo prettamente speculativo: si tratta degli ETF a leva (che amplificano, seppur con qualche inefficienza, la performance del benchmark, in positivo o negativo) e short (che replicano il rendimento di un’operazione di vendita allo scoperto sul paniere di riferimento).
Come regola generale, che dovrebbe valere per ogni tipologia d’investimento, si raccomanda di procedere all’acquisto solo dopo aver esaminato attentamente la scheda del prodotto.
Nello specifico, per quello che riguarda gli ETF è bene prestare attenzione a due componenti: la valuta di denominazione (la valuta utilizzata per il calcolo del patrimonio totale del fondo) e la valuta di negoziazione.
Gli ETF per i quali la denominazione e la negoziazione sono regolate con monete diverse (per lo più dollaro ed euro) incorporano un rischio di cambio, che se valutato attentamente può restituire interessanti extra-profitti.
Una volta composto il portafoglio non si dovrà dimenticare di svolgere periodicamente un’opera di monitoraggio dei risultati realizzati per individuare i momenti più opportuni per operare dei ribilanciamenti.
Per il contenimento del rischio, al momento dell’acquisto di ogni singolo ETF sarà utile fissare un livello di stop loss. Per scongiurare invece che potenziali profitti si trasformino in perdite potrà venire in aiuto la determinazione di un livello di take profit (che per un investimento in ETF potrà essere fissato tra l’85% e il 97% della performance a seconda della tipologia di prodotto e del profilo di rischio dell’investitore).
Il monitoraggio dei risultati del portafoglio potrà risultare più agevole (e più rapido) grazie alla compilazione di un foglio elettronico di calcolo sul quale riportare i valori di soglia di stop loss e take profit da confrontare con la quotazione dell’ETF a fine giornata (in modo che questo lavoro occupi meno tempo).
Per completare il quadro pare opportuno sottolineare come gli ETF non costituiscano la soluzione a tutti i problemi dell’investimento. È consigliabile integrare il proprio portafoglio con prodotti del mercato monetario (quali i pronti contro termine), obbligazioni diversificate per emittente e scadenza, nonchè titoli azionari (sui quali gli investitori con archi temporali più lunghi possono valutare la convenienza di una strategia Buy & Hold).
Buon Trading a Tutti.


