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Derivati e banche indisciplinate

Domenico Dall'Olio - 07/06/2007 11.31.00

Da circa due anni a questa parte sono stato chiamato a svolgere lavori peritali nell'ambito di procedimenti giudiziari contro intermediari finanziari rei di non aver rispettato i meccanismi di funzionamento dei mercati dei derivati, causando a propri clienti perdite superiori ai propri mezzi.

Su qualsiasi testo dedicato a futures e opzioni possiamo leggere che il principale rischio dell'operatività sia long che short sui primi e short sulle seconde è che si possano subire perdite illimitate, ossia che possa accadere di perdere denaro oltre le proprie disponibilità sul conto corrente.

Ma c'è un regolamento dei mercati che è stato studiato appositamente per scongiurare questa possibilità. Esiste infatti un organismo, detto Cassa di Compensazione e Garanzia, che si pone come controparte di tutte le transazioni esposte a rischi superiori ai mezzi depositati a garanzia, rendendo di fatto impossibile il verificarsi di perdite che vanno oltre le proprie disponibilità di denaro. A valle della Cassa, infatti, gli intermediari finanziari aderenti si devono comportare nei confronti dei propri clienti nello stesso modo in cui essa si comporta nei loro confronti: applicando il meccanismo detto marking to market.

Il marking to market prevede che quando un cliente si trovi con posizioni rischiose che restano aperte oltre la chiusura dei mercati (ossia posizioni overnight) il margine inizialmente versato a copertura del rischio della posizione nel momento in cui essa è stata aperta venga 'aggiustato' con i cosiddetti margini di variazione. Questi margini lavorano in entrambi i sensi, producendo rientri di denaro nel caso le posizioni stiano evolvendo a favore, o esborsi aggiuntivi di denaro nel caso esse stiano evolvendo a sfavore. Questo meccanismo, applicato regolarmente, previene il rischio di produrre perdite superiori ai propri mezzi, poiché quando la liquidità sul conto non è più sufficiente ad integrare i margini come richiesto dalla Cassa l'intermediario ha il potere (e il dovere) di bloccare l'operatività del cliente.

Facciamo una trasposizione di questo concetto ad un caso banale di vita reale. Supponiamo dunque che io intenda fare un viaggio in automobile da Milano a Napoli e che inizialmente metta 30€ di carburante nel serbatoio. Se a Roma ho finito il carburante posso fare solo due cose: considerare finito il mio viaggio per mancanza di mezzi necessari a proseguirlo, oppure integrare la mancanza di carburante con un nuovo rifornimento, e proseguire.

Nel caso del viaggio in auto è il guidatore ad avere l'autorità di stabilire se proseguire o meno il viaggio. Nel caso di un investimento in derivati è l'intermediario ad avere questo potere. E se le richieste di integrazione di margini non vengono onorate tempestivamente per mancanza di fondi sul conto corrente l'intermediario ha il dovere di segnalare tempestivamente il problema al cliente e nel caso questi non provveda a chiudere autonomamente le posizioni o a immettere nuova liquidità sul conto per pareggiare la sua posizione debitoria può anche chiudere forzosamente le operazioni, fino al rientro totale dei margini, preservando in questo modo sia il conto corrente del cliente che l'integrità del mercato dei derivati, nel quale il rischio di insolvenze non è ammesso.

E non conta che il cliente sia un inesperto caduto nella rete tesagli da un branco di squali o un professionista scafato con anni di esperienza alle spalle: l'intermediario non può delegare al cliente il rispetto delle normative che regolano i mercati. Ne deriva dunque che qualsiasi cliente che abbia subito perdite superiori al patrimonio disponibile per effetto di posizioni in derivati che sono evolute in senso molto sfavorevole possono rifarsi sull'intermediario per l'entità della perdita oltre il patrimonio posseduto.

Rimango a disposizione per chi desiderasse avere ulteriori informazioni.

 

Domenico Dall'Olio - info@domenicodallolio.it

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