Oil for food
Vi avevamo promesso un pezzo sulla situazione del greggio, ormai vicino ai massimi storici sia per quanto riguarda il Brent che per il Nymex.
Oggi le quotazioni del Wti sono in calo grazie all'aumento delle scorte americane. Fa notare un rapporto di Citigroup che in effetti rispetto a un anno fa i livelli di stockpile sono in crescita del 4%.
Gran parte del movimento dato dal greggio la settimana appena passata si è basata sul solito acquisto a man bassa da parte di fondi, anche se veniva fatto notare come l'ultimo commitment of traders comincia mostrare un certo declino da parte delle posizioni lunghe degli investitori istituzionali.
Sempre in Nord America la capacità di raffinazione è usata al 90%, alcune raffinerie hanno finito la manutenzione. Sempre lo stesso rapporto faceva notare che basta un solo buon uragano nella stagione estiva per rendere la situazione critica.
Aldilà dei problemi contingenti c'è secondo me un aspetto interessante, che abbiamo già volte sottolineato nel Top Trader Magazine, e cioè l'aumento enorme dei costi di produzione. Gli analisti di Citigroup parlando del comparto in Europa fanno notare come il forward P/E medio sia ancora a sconto sul settore del 13% (dal 25% dell'inizio del secondo quarto), purtroppo però si ottiene questo valore utilizzando i costi di capex dell'ultimo esercizio. Proiettando la crescita del capex di quest'anno lo sconto si trasforma in un premio rispetto al mercato europeo del 10%.
Ancora più interessante un altro aspetto: le aziende del petrolio calcolano gli ammortamenti sulla base dell'unità di produzione, cioè di quale percentuale di un giacimento è stata estratta. Molti degli enormi investimenti sostenuti in questi anni non sono ancora stati messi ad ammortamento, quindi ancora non impattano gli utili aziendali. La ragione principale della risalita del comparto viene indicata in una certa rotazione settoriale.
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