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Lo psicologo del mercato: oltre il paradosso di Easterlin

Renato Paludetto - 07/05/2008 17.28.00
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Un recentissimo studio dei ricercatori statunitensi Betsey Stevenson e Justin Wolfers ha capovolto le precedenti conclusioni della teoria di Easterlin. Nel 1974 il professore di Economia dell'Università della Southern California aveva dimostrato il famoso "Easterlin Paradox", in base al quale nel corso della vita, la felicità delle persone dipende molto poco dalle proprie variazioni di reddito e di ricchezza. Secondo il professor Richard questo si poteva spiegare osservando che, quando aumenta il reddito personale, vale a dire il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, disegnando una curva ad U rovesciata. Qualche settimana fa, i ricercatori Stevenson e Wolfers dell'università della Pennsylvania hanno dimostrato che le persone che vivono in paesi ricchi e che crescono economicamente, sono più soddisfatte della loro vita di quelle che vivono in un paese povero, ribaltando l'idea di Richard Easterlin, che poneva l'importanza sul reddito relativo, cioè su quanto si guadagna rispetto agli altri. Ne consegue che un italiano povero è più felice di un argentino ricco? Mah...(per chi ne volesse sapere di più, nel mio sito riporto alcuni elementi del suo ragionamento che non è poi così banale come potrebbe sembrare).

Osservando i nostri consueti quattro indici, gli investitori "felici" di questa settimana sono quelli USA, soprattutto se sono rimasti lunghi sul Nasdaq:

 

 

 

 

Gli indici chiudono in guadagno di un punto percentuale circa, ma si tratta di un punto sopra le rispettive resistenze (ora supporti), che è la vera novità grafica della settimana. La serenità della situazione si può rilevare dallo stato dell'arte dello S&P500. Il 1° maggio l'indice ha superato la resistenza con forza, e ne ha testato e certificato la bontà il 6 maggio. A questo punto è pronto per sfidare le vette dei 1423 punti. Ora si trova a tutti gli effetti nella modalità "denaro fresco". Come proponevo la settimana scorsa, la leggera sforbiciata della Fed ha lasciato intuire un rallentamento nella fase espansiva, che potrebbe celare una minore preoccupazione circa lo stato generale della finanza e dell'evoluzione della crisi subprime.

 

 

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