Lo psicologo del mercato: S&P con la fiaccola olimpica
A cura di www.soldionline.it
La Pasqua ha fatto bene ai mercati, ha portato consiglio agli operatori ed ha permesso una valutazione distaccata della situazione. I problemi fondamentali non sono stati rimossi, ma qualche smussatura c'è stata. A partire dal prezzo del petrolio, tornato attorno ai 100 dollari al barile, per continuare con la discesa delle commodities e dei cereali e per arrivare infine al prezzo dell'oro sceso sotto i mille dollari l'oncia. La volatilità ne è conseguentemente diminuita, riportandosi sotto i valori drammatici dei 30 punti.

Il comportamento delle borse risulta non sincronizzato, perchè a suonare la musica per prima è stata ancora una volta Wall Street, mentre agli euro-listini a corto di idee, non è rimasto che ballare sulle sue note. Il rimbalzo è partito da New York ancora il 19 marzo, per poi estendersi anche nelle due sedute successive. Questo timido segnale di ripresa si è finalmente innestato dopo Pasqua anche nei listini europei, con un'ampia apertura di credito di circa tre punti percentuali. Il ritardo nella reazione dei listini del Vecchio Continente resta comunque un elemento di preoccupazione.

Lo S&P500 ha dimostrato una capacità di ripresa notevole. Ha riagguantato la resistenza dei 1350 punti, lasciandosi alle spalle il supporto del 50% di ritracciamento già analizzato la volta scorsa.

Sopra i 1400 punti cominceranno ad arrivare i primi dollari freschi, ma sarà interessante vedere quanta benzina ha ora nelle gambe. Come un tedoforo olimpico, l'indice più significativo di Wall Street dovrà portare alle altre borse mondiali l'idea che rialzarsi e ripartire e ancora possibile, senza però poter contare su alcuna staffetta, almeno nel breve termine.
Infatti, come dicevo, le cose non sono migliorate granché rispetto a sette giorni fa. I problemi fondamentali sono sempre sul tappeto ed il pericolo del credit crunch è sempre un incubo ben presente nella mente degli operatori. La recessione potrà anche arrivare ed essere superata, ma il rischio di una difficoltà creditizia non sostenibile viene percepito come un'eventualità possibile. L'ultimo profit warning di Credit Suisse sta lì a ricordarcelo. La Fed corre al salvataggio delle banche come una vera "squadra rescue" di montagna, ma se non ce la dovesse fare?
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