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Gli scritti dei grandi autori

Edoardo Varini - 22/06/2007 14.02.00

Raccogliere una selezione di articoli di analisi tecnica pubblicati dalla più prestigiosa rivista del settore e impiegarli per tessere una trama logica che potesse una volta per tutte definire le ragioni dell'ideazione, la storia, i limiti e gli sviluppi dei più diffusi e impiegati indicatori e oscillatori tecnici. Si trattava di un'idea azzardata, mai tentata prima, a livello mondiale. Perché? Probabilmente perché il difficile non è tanto selezionare gli articoli (per quanto la coerenza della loro sequenza logica è dato tutt'altro che scontato) quanto scomporli nelle loro unità tematiche minime e fare di queste ultime materia di una trattazione teorica primaria; attenzione, non elementare: fondativa.

Facciamo un esempio, e tutto risulterà più chiaro. Al primo capitolo, dedicato a Jesse Livermore e agli albori dell'analisi tecnica, ne segue un secondo a commento e spiegazione di un articolo di Mark Vakkur dedicato al MACD. Un testo splendido, esaustivo, esemplare, beninteso, altrimenti non sarebbe compreso in questa silloge. Bene, ecco il modo di procedere di Massimo Intropido, l'autore del volume qui presentato. Che cos'è il MACD? Una combinazione (per l'esattezza una differenza) di due medie mobili del prezzo di chiusura, una breve (veloce) e l'altra lunga (lenta). Ma quando è opportuno impiegare le medie mobili, e dunque il Moving Average Convergence/Divergence? Quando c'è un trend, sì, proprio lui, il migliore amico del trader, come recita l'antico adagio di borsa. Ma che cos'è un trend? Essenzialmente persistenza, dunque un fenomeno temporale, non spaziale. Certo che la dimensione spaziale conta, eccome, ma è la persistenza di una certa direzionalità a liberarci dalla stretta dipendenza dal timing, non certo l'entità del movimento compiuto. Quando c'è trend abbiamo più tempo per decidere (dunque meno probabilità di sbagliare) e più tempo per cavalcare il movimento in atto (dunque maggiori probabilità di guadagnare).

Ecco l'unità tematica minima di cui si parlava: qui, al Capitolo 2, è il trend. Al capitolo successivo, dedicato allo stocastico (dimenticavo: a delucidazione di un articolo di George C. Lane), l'unità minima è il "mito" di ipercomprato e ipervenduto. Perché "mito"? Perché parafrasando i termini otteniamo "troppo comprato" e "troppo venduto", come se il numero dei titoli acquistati avesse oltrepassato il numero dei titoli venduti, il che è palesemente insensato, non potendo le due quantità che equivalersi. In realtà "ipercomprato" significa "comprato male, con troppa fretta", ed "ipervenduto" sta ad indicare un titolo con altrettanta frettolosità ceduto. Da questa "smitizzazione" si dipana una serie di considerazioni dalle implicazioni operative evidentissime: lo stocastico è più un indicatore di potenziale che di direzione.

Come vedete, in questo libro di scontato non c'è nulla, anche se i temi trattati, data la loro declamata importanza, potrebbero farlo pensare. Leggendolo si risale davvero, come recita il sottotitolo "alle radici del trading", e finalmente, quasi senza nemmeno accorgersene, si capisce tutto quello che c'è da capire.

 

Il meglio di "Stocks & Commodities"

di Massimo Intropido

Trading Library 2007

50,00 euro

 

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