E' sempre sbagliato prendere profitto?
Una delle regole fondamentali per un trader, sia egli discrezionale o sistematico, è quella che recita ‘taglia le perdite e fai correre i guadagni’. Per uscire vincitori dalla dura battaglia che il trading quotidianamente ci propone, è senza dubbio necessario porre un limite alle perdite, mentre quando un trade è in guadagno è opportuno gestire la posizione, con tecniche di trailing stop adeguate, ovvero con buone regole di money management che salvaguardino parte dei profitti, permettendo al trade di ottenere il miglior guadagno possibile.
Se la prima regola è valida direi in generale, esistono casi nei quali raggiunto un opportuno livello di gain bisogna valutare se è il momento di accontentarsi e uscire dalla posizione. Senz’altro nel trading di posizione, dove si possono ‘agganciare’ trend anche di portata consistente, è doveroso non tagliare il guadagno di ogni singola posizione, amministrandola con le tecniche sopraccitate, ma per un trading di tipo intraday ciò a volte può non essere premiante. Anzi, prendere profitto a determinati obiettivi di prezzo può portare ad avere equity line con drawdown più contenuti, specialmente in situazioni di contrazione di volatilità, fenomeno che ultimamente si riscontra sempre più spesso, soprattutto sui futures di indici.
Come esempio vorrei analizzare il comportamento di un mio sistema sul future EuroDollaro quotato al Cme, che utilizza come regola di ingresso la rottura dello swing Kagi.
Utilizzo per il take profit una regola che faccia uscire dalla posizione una volta che viene raggiunto un gain proporzionale all’average true range calcolato sul 30 minuti:
exitlong at entryprice alfa*avgtruerange(10) of data2 limit;
exitshort at entryprice-alfa*avgtruerange(10) of data2 limit;
alfa è la costante di proporzionalità. Ottimizzando alfa, ottengo i seguenti grafici per il gain e per il drawdown:

Fig1_Gain in funzione del parametro alfa

Fig2_Drawdown in funzione del parametro alfa
Se è vero che il gain aumenta all’aumentare di alfa (quindi in corrispondenza di take profit maggiori), il drawdown si abbassa per valori di alfa compresi tra 2,75 e 3,75, il che mi porta a scegliere 3,5 come suo valore migliore. Quello che mi convince ulteriormente di questa scelta è il fatto che il gain sugli ultimi 12 mesi aumenta di circa un 25% se inserisco un punto di take profit, passando da 9000 euro a 11138 euro:

Fig3_Distribuzione annuale dei gain nel caso di inserimento di un take profit e nel caso di assenza di take profit
Allo stesso modo, facendo un’ottimizzazione questa volta solo sugli ultimi 12 mesi di dati ,per verificare la consistenza di quanto trovato anche sul ramo più recente di dati, ottengo un andamento simile a quello di figura 1 e 2, ma ancora più accentuato. Pare dunque che negli ultimi tempi non sia un’idea del tutto errata portare a casa il gain quando questo raggiunge livelli elevati, in relazione a quanto può essere espresso in base alla volatilità recente.
Per concludere, preferisco inserire una formula che tenga conto sia della volatilità sul 30 minuti, sia del range medio giornaliero, inserendo due parametri:
exitlong at entryprice (alfa*avgtruerange(10) of data2 beta* avgtruerange(10) of data3) limit;
exitshort at entryprice-(alfa*avgtruerange(10) of data2 beta* avgtruerange(10) of data3) limit;
dove data2=30minuti e data3=daily; ma si può anche usare una formula che tenga conto del range massimo giornaliero in essere:
exitlong at lowd(0) alfa*avgtruerange(10) of data3 limit;
exitshort at highd(0)-alfa*avgtruerange(10) of data3 limit;
Oppure si può tenere conto dello scostamento medio dal prezzo di apertura giornaliera:
exitlong at opend(0) alfa*avgtruerange(10) of data3 limit;
exitshort at opend(0)-alfa*avgtruerange(10) of data3 limit;
Con una opportuna combinazione di questi differenti tipi di take profit ottengo l’equity curve seguente per il sistema KagiEur sugli ultimi 12 mesi:

Fig4_Equity curve del sistema KagiEur sugli ultimi 12 mesi.
A presto
Per domande e chiarimenti cristiano.raco@tin.it


