Tutti in gregge sulle commodities
Come saprete nell'ultima settimana l'oro ha superato quota mille dollari l'oncia sul mese frontale del future quotato a New York. Sul mercato notturno nella giornata di lunedì 17 marzo si è superata la quota di 1030 dollari, mentre il petrolio volava oltre 113. poi durante la giornata questi eccessi sono rientrati con il petrolio che ha chiuso sotto 106 dollari. Come avrete capito la volatilità sulle commodities, già di solito non bassa, sta diventando difficile da gestire. Già qualche tempo fa (http://www.toptrader-mag.com/ttm/volatilita-oro) vi parlai, specificatamente all'oro, dei rischi connessi ai mercati delle materie prime, in fase di maturazione del loro bull-market e a rischio pesante di essere l'asset class prescelta per la prossima bolla speculativa che vi sarà sui mercati . Le materie prime si trovano oggi in una situazione per certi versi straordinaria: il reddito fisso, al di fuori dei titoli di Stato più affidabili (mercato anch'esso in una bolla pazzesca), oggi è un autentico appestato, gli hedge fund non è che se la passino molto bene, afflitti come sono da un processo di deleveraging che rischia di essere senza precedenti.
Gli indici azionari boccheggiano, in attesa di sapere cosa succederà alla crescita economica mondiale...insomma di liquidità al mondo, nonostante i tentativi delle varie banche centrali, ce n'è poca, ma quella poca ha ancor meno opportunità di comprare. Non sorprende dunque che gli investitori abbiano trovato una valvola di sfogo nel comparto delle risorse, negletto per decenni, con degli ottimi fondamentali e assunto a ruolo di bene rifugio in un momento in cui anche a mettere i soldi su un conto corrente vi è il rischio di non trovarsi più la banca, in una specie di regressione dell'economia a uno status psicologico orientato al baratto: prova di questo fatto è che oro e petrolio vanno ormai di pari passo (al pari del loro ruolo di beni rifugio) quotando in maniera quasi costante al livello di 10 barili di petrolio per oncia d'oro.
Non solo il bull market delle commodities sembra anche essere l'unica via per sfuggire a ritorni reali negativi in tempi di inflazione fuori controllo, inflazione innestata dalla domanda stessa di beni materiali, nonché dalla scarsità di offerta, in un circolo vizioso in cui i prezzi delle materie prime danno il via all'inflazione, che a sua volta porta ancora più investimenti su di esse, causando ulteriore inflazione. Insomma come avrete capito non si tratta del quadretto più razionale in cui trovarsi ad operare. Come saprete sono convinto che i fondamentali di fondo siano buoni e che la recessione dovrebbe trasformarsi in una crisi conclamata di dimensioni paragonabili al 1929 per avere una decisiva diminuzione della domanda, però quello che sta succedendo adesso sui mercati future non mi piace.
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