Lombardreport.comToptradercup.comLombardforum.comeSignal.it

Usa vs Japan

Boris Secciani - 11/05/2007 13.02.00

Vontobel è un gruppo finanziario internazionale organizzato in 6 divisioni operative. I servizi offerti vanno dall'asset management all'investment banking. Proprio sull'asset management si focalizza la filiale italiana con sede a Milano. La società ha due fabbriche prodotto, una a New York city, con una lunga esperienza di gestione di denaro per mandati istituzionali e una a Zurigo. Proprio dalla Svizzera sono arrivati a Milano 2 dei maggiori money manager della società per incontrare la stampa a Milano. In particolare Andreas Nigg, Direttore del gruppo international equities e Deputy-portfolio manager del Vontobel fund-Japanese equity e Jiazhi Chen Seiler, gestore del Vontobel fund-Japanese equity dal 2001, hanno spiegato la loro visione sui due mercati azionari più importanti del mondo, e cioè Usa e Giappone

 Perché La Svizzera?

Entrambi i gestori operano da Zurigo, uno    dei centri nevralgici della finanza mondiale,    ma indubbiamente una piazza più piccola rispetto a New York, Tokyo o Londra. Proprio questa location viene indicata dai due gestori come un forte vantaggio competitivo, proprio Chen Seiler ha spiegato

Andreas Nigg

che:" Zurigo non solo è una meta turistica ben conosciuta in Asia, è anche meta di viaggi d'affari degli executive delle più importanti società nipponiche. Proprio a Zurigo è più facile incontrarli che in patria, dove spesso la loro agenda è incredibilmente fitta".

L'Approccio all'investimento

Il team di gestione di Vontobel utilizza un approccio bottom-up, con un uso di fattori quantitativi, qualitativi, di analisi fondamentale e di analisi tecnica per ottimizzare il timing delle operazioni. Inoltre la posizione mantenuta in cash è generalmente molto bassa. Per quanto riguarda il risk management il fondo, ha sottolineato Nigg, ha come politica in generale di non allocare più del 5% del proprio patrimonio in una singola azione.                    Jiazhi Chen Seiler

Non si tratta comunque di un valore scolpito nella pietra, rispettato al millimetro.

Il mercato Giapponese

Chen Seiler ha ricordato come negli ultimi mesi non sia andato da nessuna parte, anche se comunque le prospettive economiche sono buone. Infatti sembra che si sia ormai usciti dai minimi, a livello nazionale, per quanto riguarda il settore immobiliare. Il resto del paese sta finalmente seguendo quello che è un trend consolidato ormai da un biennio a Tokyo. Particolarmente positivo anche l'andamento dell'export, con il Giappone in prima linea rispetto ad altre aree del mondo nel export di beni di investimento verso la Cina. Il debole yen non viene visto come in prossimità di un'inversione di tendenza, il differenziale di tassi di interesse con altre aree del mondo è notevole. In particolare è stato evidenziato come anche gli investitori domestici siano impegnati in ingenti operazioni di carry-trade, in particolare nei confronti del mercato australiano. Relativamente debole resta anche la domanda interna, secondo Chen Seiler:" I consumatori giapponesi sono fra i più sofisticati del mondo, nonché i principali acquirenti planetari di beni di lusso, il problema è che in questo settore vi sono ormai scarsi margini di crescita. Le aziende sono molto attente ai costi e ancora decisamente riluttanti ad alzare i salari, ad esempio Ntt ha dato ai propri dipendenti un aumento di 500 yen al mese, una cifra come si può capire assolutamente insignificante, che non stimola certo la domanda".

Infine va rilevato come anche in Giappone si stia diffondendo una corporate culture più simile a quella anglosassone con un management più attento alla creazione di valore per gli azionisti, grazie al fatto che anche qui fondi, hedge e gruppi di private equity stanno diventando attori sempre più importanti nella gestione delle imprese.

Il mercato Giapponese in rapporto agli Usa

Facendo una regressione lineare su oltre un secolo di dati mensili (dal 1903 ad adesso) dei ritorni del Dow Jones si vede come il valore trovato sia intorno al 9,8%, si vede anche come il mercato si trovi ancora ampiamente di sopra di questo valore dilungo periodo, a differenza di quello Giappone, che su una serie storica a partire dal 1950 presenta un valore tutto sommato simile (8,8%), però a partire dalla fine degli anni 80 il mercato ha presentato ritorni ben al disotto della media. La piazza di Tokyo risulta cara anche dal punto di vista del dividend yield e dell'earning yield, mentre risulta sottovalutato dal punto del cash flow yield e del book value yield. Dall'altra parte Wall-Street risulta avere dei multipli in termini di p/e atteso in crescita anche se ancora decisamente ragionevoli. Sottolinea comunque Nigg che:" Il mercato non è comunque economico come lo era nel 1991". In generale New York risulta all'apparenza molto più ragionevolmente prezzata di Tokyo. Bisogna però considerare alcuni fattori: come si è capito dagli indicatori precedentemente mostrati le aziende giapponesi non sembrano finora fare un uso molto efficiente dei propri asset, cosa confermata dal fatto che il roi medio è poco più della metà rispetto agli Usa. Grandi quantità di attività sono costituite da cash o cash equivalents denominate in dollari, certo un uso non molto efficiente delle risorse. Un aumento della redditività degli asset permetterebbe di aumentare notevolmente i dividendi o fare forti buy-back azionari, oltre che cominciare un ciclo virtuoso di aumento della produttività, che permetterebbe di alzare i salari e stimolare la domanda.

Inoltre i privati giapponesi tengono una quantità di investimenti in cash molto elevata rispetto ad altre realtà come Regno unito e Usa, insomma se il Giappone, con la sua potenza tecnologica, si emancipasse da alcuni problemi finanziari tipicamente asiatici, potrebbe volare.

 

 

 

 

 

 

Commenti all'articolo

Per questo articolo non è stato inserito ancora alcun commento, sii il primo ad esprimere la tua opinione!
Toptrader Magazine 2007 - Tutti i diritti riservati - Sottoscrivi il nostro feed RSS
Web design & Promozione: Vitamino